VIAGGIO ALLA SCOPERTA DEL BEL PAESE
Perdersi tra le bellezze d’Italia, senza perdersi il meglio.
LE STAGIONI DEL GUSTO

Le fave, tripudio della primavera in tavola

Da cibo povero ad ingrediente base per ricette gourmet, le fave sono l’emblema del risveglio della natura e dell’arrivo della bella stagione

fave

Se ne trovate sette in un baccello, è in arrivo un periodo fortunato!

Stiamo parlando delle fave, un ortaggio immancabile sulle tavole primaverili.

Spuntino perfetto in abbinamento al pecorino ma anche ingrediente di base di golose vellutate e sughi, le fave incarnano al meglio lo spirito del risveglio della natura e dell’incontro con la bella stagione.

Le origini di questo legume, soprannominato “carne dei poveri” sembrano essere molto antiche. Si pensa infatti che la prima pianta di Vicia Faba (questo è l’antico nome dell’ortaggio) risalga addirittura all’età del bronzo.

Oltre alla diceria sul numero fortunato di fave in un baccello, questo legume dalla forma ovale e schiacciata e dal colore verde brillante è stato protagonista, nel tempo, di numerose leggende.

Da quella legata alla dea Cerere, che reputava le fave in cui albergavano le anime dei morti, alla tradizione di consumare le fave con miele, uova e pepe secondo le ricette di Apicio e, conseguentemente, all’usanza di gettare le fave sulla folla (come segno di buon auspicio) nel corso delle feste dedicate alla dea Flora, quest’ortaggio ha sempre avuto un ruolo particolarmente controverso nei racconti popolari contadini.

Varietà e stagione di raccolta

Molto simili ai fagioli, le fave variano in dimensione a seconda della varietà di appartenenza. La più nota, ed anche unica destinata al consumo umano, è la Vicia Faba Maior che presenta baccelli grossi e lunghi e semi grandi ed appiattiti.

La cultivar più diffusa in Italia è invece l’aguadulce da cui sono poi derivate la sciabola verde e la fava lunga delle cascine.

Ci sarebbero ancora altre cultivar da menzionare per quanto concerne l’Italia, ma basti pensare che il nostro Paese vanta due presidi slowfood per la produzione di fave: la fava larga di Leonforte e la fava di Carpino.

I terreni argillosi sono quelli che si prestano meglio alla coltivazione che avviene tra novembre e dicembre mentre, per la raccolta occorre attendere l’arrivo della primavera.

Al momento dell’acquisto, le caratteristiche su cui bisogna puntare sono la colorazione del baccello che non deve presentare macchie e deve risultare di un verde brillante e la consistenza. Una delle prove più consuete è quella di spezzare il baccello e sentire il rumore che emette.

Naturali alleate della salute e del gusto!

Oltre alla bontà e alla freschezza, le fave si contraddistinguono per le loro proprietà benefiche.

Fibre, proteine, sali minerali bilanciano un ridotto contenuto di grassi e una consistente percentuale di acido folico, ottimo alleato per la rigenerazione cellulare.

Le fave sono poi l’alimento ideale per chi vuole mantenersi in forma, grazie all’alto contenuto di acqua che favorisce la diuresi, e per chi deve tenere a bada la pressione.

In tavola gli utilizzi sono molteplici. Dal classico abbinamento fave crude, salame e pecorino immancabile alle scampagnate, al tipico “macco” minestra a base di fave tipica della Sicilia Orientale, dalla Vignarola in abbinamento ai carciofi e alla pancetta al Marò, fino alla semplice insalata in abbinamento alla feta e agli sformati, le fave sono un ortaggio estremamente versatile.

Quando sono secche è bene metterle in ammollo per alcune ore prima dell’utilizzo. Se invece hanno la buccia, si consiglia un ammollo di 20 ore circa in acqua fredda.

Le fave si conservano benissimo in frigo per qualche giorno, ma se volete consumarle fresche appena acquistate, vi consigliamo di sbollentarle e passarle subito dopo in acqua fredda per non perdere la brillantezza. Gioia per gli occhi e per il palato!

 

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