VIAGGIO ALLA SCOPERTA DEL BEL PAESE
Perdersi tra le bellezze d’Italia, senza perdersi il meglio.
TREKKING NATURA E GUSTO

Tra Marsica e Cicolano, il Cammino dei Briganti

Natura incontaminata e borghi medievali da gustare a passo lento, lontani dal caos cittadino. Sono queste le carte vincenti del Cammino dei Briganti.

CAMMINO DEI BRIGANTI

Fino a 150 anni fa i boschi della Marsica e del Cicolano, tra Abruzzo e Lazio, erano lo scenario delle lotte dei briganti contro il dominio sabaudo.

Non si trattava di fuorilegge, quanto di uomini entrati in clandestinità pur di non arruolarsi nell’esercito. Oggi su quelle stesse terre, un tempo possedimenti dello Stato Pontificio e del Regno Borbonico, è nato il Cammino dei Briganti.

Si tratta di un cammino a quote medie, fattibile in 7 giorni, caratterizzato da borghi medievali e natura incontaminata sui passi della Banda di Cartòre.

Di difficoltà media, il Cammino dei Briganti parte e si conclude nella cittadina di Sante Marie, attraversando Santo Stefano, Nesce, Cartore, Rosciolo dei Marsi e Le Crete per un totale di 100 km.

Protagonista assoluta del Cammino è la natura in tutte le sue declinazioni. Boschi, faggete, laghi ma anche grotte e caverne, un tempo rifugio dei briganti, trovano spazio tra le varie tappe.

Inoltre il Cammino, pur non attraversandoli direttamente, sorge nelle vicinanze di due oasi naturalistiche molto importanti: il Parco del Sirente Velino e il Parco Nazionale d’Abruzzo.

Da percorrere a piedi, in bicicletta, questo cammino vi regalerà un rinnovato contatto con l’ambiente, una nuova percezione di voi stessi e saprà stupirvi per il suo fascino autentico e la sua storia.

Le tappe

Si parte da Sante Marie, località in provincia dell’Aquila, annoverata tra i borghi autentici d’Italia. Qui, oltre alla quattrocentesca Chiesa di Santa Maria delle Grazie, è collocata la Riserva Naturale delle Grotte di Luppa, scrigno di una rara biodiversità e punto di partenza di numerosi percorsi.

grotte di luppa
Credit: Abruzzo Turismo

Da questa prima tappa si procede a passo rigorosamente lento, verso Santo Stefano in un percorso che vi condurrà poi nel misterioso scenario delle Grotte della Val de’ Varri.

In questo luogo è possibile assistere al singolare fenomeno, per cui dalla cascata che nasce dal Rio Varri si generano dei laghetti sotterranei che sbucano all’interno delle grotte.

È per questa ragione, le Grotte della Val de’ Varri sono anche conosciute come “inghiottitoi”. Dalla Valle de’ Varri si scavalla verso la Valle del Salto, luogo di riparo per i briganti (2′ tappa)

A Nesci il cammino continua prima verso Villarose (annoverato tra i luoghi del cuore FAI) e poi alla volta di Spedino, borgo risalente al X sec in cui, ancora oggi, è possibile ammirare i resti del castello (3′ tappa).

La quarta tappa, offre due alternative ai viandanti (adeguatamente documentate all’interno della guida ed indicate con vernice bianca e azzurra lungo il percorso) una più semplice lunga 12,3 km e un’altra leggermente più difficile di 15 km.

lago della duchessa
Credit: Riserva delle Montagne della Duchessa

Meta di arrivo di entrambe è il Lago della Duchessa, autentico scrigno di biodiversità che rientra tra i pochi siti in cui è possibile trovare la Vipera dell’Orsini.

Da Cartore il percorso sale verso il Monte Velino con una meravigliosa vista sulla Valle del Fucino, per poi scendere tra le atmosfere medievali del borgo di Rosciolo (5′ tappa).

 

 

Un alternarsi di saliscendi condurrà a Magliano dove i viandanti oltre alla particolare Fontana di Giugno, potranno concedersi un momento di ristoro in una delle aree naturali limitrofe. Si continua quindi verso la località Le Crete, immersi nella natura più brulla ed incontaminata (6′ tappa).

La tappa conclusiva si snoda lungo strade sterrate da San Donato a Scanzano e poi da Tubione a Sante Marie. Qui, i viandanti potranno ritirare il “salvacondotto”, credenziale del Cammino dei Briganti.

Berardino Viola e la Banda di Cartòre

A molti, probabilmente, questo nome non dirà nulla. Ma sono proprio le vicende di questo personaggio e della sua banda ad aver dato il nome a questo cammino.

Nella seconda metà dell’Ottocento, si percepiva grande tensione relativamente al tema dell’Unità d’Italia, particolarmente caldeggiato dai Sabaudi.

Loro intento, infatti, era quello di conquistare prima lo Stato Pontificio e poi il Regno delle Due Sicilie, invadendo l’intera dorsale appenninica fino ad Ancona.

berardino viola
Credit: Comune di Petrella Salto

Nel settembre del 1860 i progetti espansionistici cominciarono a concretizzarsi con l’attacco da parte del Regno di Sardegna allo Stato Pontificio.

Un’occupazione tutt’altro che pacifica che portò all’insurrezione della popolazione locale che abbandonò le proprie case per trovare rifugio nei boschi.

Nacque così il brigantaggio un fenomeno, spesso equivocato, a cui si lega la figura di Berardino Viola e della sua banda

Ed è in quegli stessi luoghi in cui trovava riparo, fuggendo dalle condanne dei tribunali sabaudi, che oggi sorge il Cammino dei Briganti.

 

 

Eccellenze… da gustare a passo lento!

Non solo natura e borghi medievali!

I luoghi attraversati dal Cammino dei Briganti,  fondono gli elementi tipici di due tradizioni enogastronomiche regalando ai viandanti delle vere e proprie esperienze di gusto.

La cucina marsicana si caratterizza per l’utilizzo di prodotti contadini come la farina, le uova, il latte, i legumi e i funghi. Non mancano certamente le carni, specialmente quelle bovine e i formaggi come la Ricotta di Rosciolo dei Marsi.

Tra le altre cose, questi territori vantano la presenza di prodotti IGP come la Patata e la Carota dell’Altopiano del Fucino e alcune PAT come la Castagna Roscetta della Valle Roveto, la Mela della Valle del Giovenco e l’antico Grano Solina.

Con questi ingredienti, apparentemente poveri, vengono realizzati i gustosi piatti della tradizione. Le sagne condite con i legumi, o ancora le pappardelle di farro al sugo di cinghiale con aglio rosso di sulmona e le immancabili “taccozzette”.

Ma anche golosi secondi come gli arrosticini, il brasato di manzo con castagne e il marro di agnello, capretto e uova servito con le patate del Fucino, il tutto annaffiato da un buon Montepulciano.

E che vogliamo dire della Pizza Rentorta tipica del Cicolano? Un tenero e succulento scrigno al cui interno si trova salsiccia, pecorino e provola. Un piatto non esattamente leggero, ma perfetto per recuperare le energie perse durante il cammino!

pizza rentorta
Credit: Lazio Gourmand

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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