VIAGGIO ALLA SCOPERTA DEL BEL PAESE
Perdersi tra le bellezze d’Italia, senza perdersi il meglio.
PIEMONTE SLOW

Il Monferrato dei Castelli Bruciati

Tra vigneti, castelli, pievi e boschi, un percorso trekking per scoprire la Val Cerrina, su strade a bassa percorrenza.

monferrato dei castelli bruciati

Unire 11 comuni tra Val Cerrina e Basso Monferrato e rendere fruibili le loro bellezze, in un percorso che si sviluppa su strade secondarie a bassa percorrenza.

Nasce così, nel 2016, da un’idea di UTCB Castelli Bruciati e Augusto Cavallo di Cammini DiVini, l’itinerario trekking Monferrato dei Castelli Bruciati.

Un viaggio a passo lento per scoprire, a piedi, in bici o anche a cavallo, un territorio che vanta una storia ed una tradizione millenarie.

Un nome che la dice lunga sul fil rouge che collega i borghi presenti in questo percorso, caratterizzati dalla presenza di castelli accomunati dall’opera incendiaria di Federico I detto Barbarossa.

100 km totali per un percorso ad anello, con partenza e arrivo a Cerrina, nel corso del quale i viaggiatori incontreranno 35 chiese e 8 castelli, immersi in un suggestivo contesto naturalistico.

Tappe e peculiarità del percorso

Suddiviso in quattro tappe, l’itinerario del Monferrato dei Castelli Bruciati incrocia altri due percorsi di grande interesse, la ciclovia VenTo e il percorso Superga-Crea che si snoda tra le colline torinesi e monferrine.

L’itinerario si apre a Cerrina, un tempo cantone di Mombello, che ospita il primo degli otto castelli.

Si tratta del Castello di Montalero, costruzione risalente all’anno Mille, immersa in antico parco.

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Foto credit: idea valcerrina

Passando per suggestivi punti panoramici come il Bricco delle Pietre e una delle tante Big Bench, si arriva ad Odalengo Grande. Del vecchio castello non si è conservato nulla eccetto la torre.

Il tour prosegue, tra vigneti e noccioleti, conducendo prima a Villamiroglio, borgo di origine longobarda che ospita i resti del castello dei Miroglio, e poi Moncestino ed infine Gabiano.

Scenario di numerose guerre seicentesche, il castello di Gabiano fu rimaneggiato più volte fino ad essere inaugurato nel 1935 alla presenza della regina Elena di Savoia.

Da Gabiano si scende verso il fiume Po, per poi risalire alla volta della Rocca delle Donne in località Camino. La bellezza naturalistica di questo luogo si accompagna alla presenza di un antico monastero femminile del XI secolo.

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Foto credit: Roby Allario

Si narra che la chiusura nel 1492, fosse legata alla «condotta sregolata» badessa e monache, diventate nel tempo le vere “dominae” dell’area.

Ma esistono anche altre leggende, secondo le quali alcuni cunicoli collegherebbero la struttura alla Tenuta Gaiano, distante pochi chilometri.

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Foto credit: Ca San Sebastiano

L’occasione per una sosta è data dalla presenza della big bench 117, conosciuta anche col nome di Rosa del Monferrato.

Un nome non casuale, che unisce la vista sul Monte Rosa, la presenza delle David Austen roses (note anche come rose monferrato) e il colore stesso della panchina.

Il percorso continua prima in direzione Pontestura e poi Coniolo, località citata da Cesare Pavese ne “Il mestiere di vivere”, in cui è possibile visitare il Museo Etnografico delle miniere.

L’ultima tappa si snoda tra Solonghello con la sua antica rocca che nel 1522 ospitò alcuni nobili che sfuggivano alla peste, e Mombello.

Quest’ultima località di origine medievale, in cui sono situati alcuni palazzi storici di pregio, è l’occasione per scoprire i piccoli borghi circostanti. Da Casalino con Palazzo dell’Aglio e la Chiesetta della Madonna del Bricco, a Pozzengo col Santuario di San Gottardo fino agli splendidi vigneti di Zenevreto.

Ma è anche l’occasione per poter scoprire un altro percorso trekking di grande suggestione che conduce alla scoperta del Monte Sion e del Bric del Lupo.

È quindi tempo di far ritorno a Cerrina dove il trekking del Monferrato dei Castelli Bruciati termina.

Un territorio da esplorare

La Val Cerrina, collocata nel basso Monferrato casalese, si caratterizza per i suoi colli dal profilo severo che formano quasi una barriera naturale sulla sponda destra del Po.

Sul territorio, puntellato da numerosi vigneti dai quali si ricava in particolare il Rosso di Mombello Monferrato, si innestano borghi, castelli, antiche pievi di montagna custodi di storie senza tempo.

Oltre ai vini conosciuti in tutto il mondo, la Val Cerrina può fregiarsi di prodotti come il tartufo, le nocciole, il riso e non da meno i formaggi e le carni, specchio fedele della biodiversità di questo territorio.

Materie prime dalle quali derivano piatti iconici, capisaldi della cucina italiana, tra cui la bagna cauda, gli agnolotti, il fritto misto alla piemontese e molte altre golosità da non perdere.

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foto credit: bagna cauda day

Non solo gastronomia.

Questo angolo di Piemonte, grazie alle sue peculiarità naturalistiche ed artistiche, è un luogo ideale da esplorare a piedi ma anche in sella alla propria bicicletta.

Si va da percorsi come quello che attraversa le varie località della Val Cerrina da Blengi a Cerrina Valle, fino ad itinerari che uniscono la tradizione culinaria all’adrenalina degli sport outdoor tra le risaie del Monferrato e della Lomellina.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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