VIAGGIO ALLA SCOPERTA DEL BEL PAESE
Perdersi tra le bellezze d’Italia, senza perdersi il meglio.
WORKATION IN MONTAGNA

Smart working con vista

Dalla prima alta via di smart trekking, alle strutture immerse nella natura, ma senza rinunciare alla banda larga: le novità per uno smart working con vista.

smart working

Sono milioni gli italiani che, dall’inizio della pandemia, hanno adottato la modalità smart per lavorare, guadagnando in flessibilità e autonomia, ma la voglia di evadere dalla città resta molta. Ecco quindi alcune novità introdotte ad alta quota, per garantire accessibilità alla rete senza rinunciare al contatto con la natura. Dallo smart trekking, alle strutture che hanno adottato nuove soluzioni per lavoratori in movimento, la speranza è che la rete si diffonda per permettere un’offerta al passo con i tempi, per dare realmente via a un nuovo stile di vita. Come quello favorito dalla prima via alta di montagna che coinvolge vari rifugi della Lombardia attrezzati con banda larga, che coniuga così smart working e trekking. Si tratta del primissimo percorso pensato per chi vuole lavorare da remoto lontano dalla città, accedendo alla rete da accoglienti rifugi alpini.

La prima alta via dello smart working si snoda lungo un percorso di 65 chilometri che collega Vercurago (Lecco) a Morbegno (Sondrio): 5 tappe per un dislivello totale di 3850 metri, da percorrere in tre weekend, lavorando durante la settimana. Il soggiorno smart è offerto dal Rifugio Marchett, il Rifugio Cazzaniga-Merlini, il Rifugio Ratti-Cassin e il Rifugio FALC, che dispongono di banda larga e/o 4G per poter essere sempre connessi.

 

Workation, un neologismo diffuso

Insomma, lavorare viaggiando si può, anche se non nell’immediato, ed è questa la direzione assunta anche da alcune strutture che hanno potenziato la propria offerta in tal senso, in attesa che le restrizioni dettate dal Covid allentino la presa. Pioniere della situazione è lo Skyway Montebianco, che aveva anticipato il tema già lo scorso febbraio con la conferenza “Earth Stations” e che ha poi inaugurato il 13 giugno nelle stazioni di Pavillon e di Punta Helbronner una serie di spazi riservati per il lavoro e lo studio, con una vista spettacolare sul Monte Bianco.

Restando in zona, anche a Courmayeur, all’Auberge de La Maison, esiste uno spazio privato per lavorare ai piedi del Monte Bianco: è lo Chalet du Desir, uno chalet alpino dotato di pc e connessione wi-fi.

L’ultima proposta smart con vista mozzafiato sulle Dolomiti attivata in estate, è quella di Movimënt in Alta Badia: due postazioni di lavoro a 2000 metri, una a due passi dal Piz La Ila, l’altra in località Bioch. Le postazioni sono attrezzate con eco-scrivanie in legno, dotate di un cassetto per la ricarica alimentato da un pannello solare.

La speranza di tutti, oltre al poter tornare a viaggiare in libertà, è che la rete arrivi a coprire la maggior parte delle zone montane, ad oggi decisamente scoperte. Il problema viene sottolineato fermamente da Marco Bussone, presidente nazionale Uncem, l’Unione nazionale dei Comuni, comunità e Enti montani: “Su 7000 Comuni totalmente o parzialmente da cablare, in aree bianche, solo 248 vedono la banda ultralarga disponibile e i servizi di connettività acquistabili. Solo il 4% dei Comuni è fatto, pronto, finito. E solo in 69 Enti italiani è stato fatto il collaudo”.

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