Gli itinerari verdi di Bagno di Romagna CibòSoGood! Magazine

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Gli itinerari verdi di Bagno di Romagna

Un territorio ricco di biodiversità e tesori nascosti da scoprire attraverso una rete di itinerari adatti ad ogni escursionista.

 

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Percorrere itinerari immersi nella natura è uno dei migliori toccasana per la mente ma anche per il corpo e Bagno di Romagna è la meta ideale per vivere un’esperienza green a 360 gradi.

Dall’estate all’inverno, una passeggiata tra i boschi e le foreste che circondano questo borgo è l’occasione per scoprirne la biodiversità, ammirarne le bellezze più nascoste e apprezzarne le eccellenze enogastronomiche.

Val di Bagno Trek è l’itinerario che in una rete di percorsi trekking di crinale e controcrinale e di sentieri che portano a fondovalle, denominato Grande Anello della Val di Bagno, percorre un tratto di 69 km e 7 tappe con arrivo e partenza al Passo dei Mandrioli.

Il Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, con la sua rete escursionistica di oltre 600 km, offre la possibilità di esplorare un territorio caratterizzato da elementi naturalistici unici: le antiche faggete, i castagneti, le oltre 800 tipologie di funghi ma anche la varietà di specie animali tra cui anfibi, rettili, rapaci e il famoso Lupo dell’Appennino Settentrionale.

A fare da cornice a questo prezioso scrigno di biodiversità concorrono montagne, mulattiere e antichi mulini che raccontano la vocazione e l’evoluzione di questo borgo da sempre legato al lavoro della terra.

I numerosi corsi d’acqua, raggiungibili tramite percorsi trekking di varia lunghezza e difficoltà, dalle Cascate dell’Acquacheta a quelle del Mulino di Culmolle dalle “sorgenti sacre” del Monte Fumaiolo al Lago di Ridracoli, insieme al meraviglioso complesso dei Laghetti del Comero, sono i luoghi ideali per godere di un momento di ristoro prima di rimettersi in cammino. 

Non mancano itinerari dedicati ai “viandanti” più piccoli, uno tra tutti il Sentiero degli Gnomi. In questo sentiero lungo 2 km e fattibile in 45 minuti, i bambini sotto la guida dello gnomo Savio impareranno ad osservare e rispettare la natura stimolando la fantasia. 

 

Valle del Bidente e Pietrapazza

La Valle di Pietrapazza (616 mt. slm) situata nella parte più a monte del ramo del Bidente di Pietrapazza, si estende tra le Foreste Casentinesi (Passo della Crocina, Poggio della Bertesca, Eremo Nuovo) e le borgate di Pietrapazza, Rio Salso, Strabatenza, Poggio alla Lastra, Rondinaia e Valbona.

Vicino al valico dei Mandrioli, nel versante romagnolo dell’Appennino, appartenne ai signori di Valbona fino al 1402 per poi passare ai Guidi mentre, spiritualmente, dipendeva dall’Abbazia di S. Ellero e dalla Chiesa di S. Maria in Cosmedin.

Assegnata al Capitanato di Bagno, sotto il comune di Poggio alla Lastra, Pietrapazza ebbe una fase di aumento demografico intorno al 1700 alla quale succedette un calo che portò al totale spopolamento della valle.

Paradiso naturale i cui unici segni del passaggio dell’uomo sono rintracciabili nei dirupi e nelle mulattiere che ne caratterizzano il paesaggio, la Valle di Pietrapazza rappresenta un classico per tutti gli appassionati di trekking.

Attraverso un percorso ad anello che si snoda tra Casa Cialdella, Eremo Nuovo, Siepe dell’Orso e Abetaccia, questo itinerario della durata di circa 5 ore svela il lato più intimo e nascosto delle foreste che contornano Bagno di Romagna.

Da Pietrapazza si sale verso il crinale della Bertesca fino alle storiche foreste di faggio e abete bianco, per poi iniziare la discesa sui passi dei viandanti che percorrevano le mulattiere tra Siepe dell’Orso e Abetaccia.

Altro percorso di media facilità, della durata di 5 ore, è quello che da Bagno di Romagna conduce a Pietrapazza passando per il Monte Carpano.

Dopo un’ex cantoniera ci si imbatte in un cippo con le indicazioni Bagno di Romagna – Mulattiera di Pietrapazza.

Da qui dopo aver incrociato il Podere Falcone e superato un cancelletto sulla sinistra s’incontra un cimitero privato. Prendendo la deviazione Podere La Rocca si sale per il Torrente Valonello al di sopra del quale è situato un mulino che apre un tratto in pianura in cui è possibile ammirare tutta la biodiversità della valle.

Si arriva quindi ad un crocevia che a sinistra porta verso Chiardovo mentre a destra in direzione di Castellaccio e Valmaggio, proseguendo dritto si percorre un boschetto con un dirupo sul letto del torrente al quale segue una salita che termina al Podere del Barco. Tra rovi ed esemplari di abete rosso si arriva a Casanova e poi di nuovo in salita ai Prati da cui, dopo un’ampia galistrata, si giunge prima a Monte Castelluccio e poi Passo Monte Carpano il cui paesaggio vi lascerà davvero senza fiato.

Circondato dai monti Falterona a nord-ovest e Comero a sud-est, con alle spalle il Monte Fumaiolo, il Monte Carpano (1031 slm) è una delle più suggestive testimonianze della vegetazione che popola questa valle.

Da qui il percorso da seguire devia prima a sinistra verso Passo Lupatti e poi a destra verso Monte Carpano e Monte Castelluccio fino a giungere a Ca’ Riodolmo (439 slm).

Comincia un tratto in discesa che tra sontuosi alberi di pino nero e cespugli di rosa canina porta fino a Casaccia.

I punti di riferimento che lasciano presagire l’arrivo s’intravvedono già: da un lato Siepe dell’Orso e più in basso il Rignone, la Casetta e Cà San Giavolo che attraverso una mulattiera portano da Pietrapazza a Eremo Nuovo (734 slm).

Una deviazione a destra si immette nuovamente in un bosco in cui, oltrepassato un ponticello in pietra si arriva a Pietrapazza.

La valle è caratterizzata da torrenti e laghetti balneabili molto frequentati dai turisti e dai viandanti in cerca di frescura e ristoro durante la stagione estiva.

Il torrente Bidente di Pietrapazza che scorre al limitare del Parco delle Foreste Casentinesi è situato in una splendida valle ombreggiata tra pozze e cascate, ideale per un momento di relax e pace.

Da un suggestivo muraglione alto 10 mt si tuffano le acque della Cascata del Mulino di Culmolle, raggiungibile attraverso un percorso di 2,5 km che, da un certo punto in poi, risulta percorribile unicamente a piedi per altri 1,5 km.

Inizio e arrivo Pietrapazza
Lunghezza 11,77 km
Dislivello salita 760 mt
Dislivello discesa 760 mt
Livello di difficoltà CAI EE

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Monte Fumaiolo

Tra le vette più affascinanti dell’Appennino Forlivese-Cesenate, con i suoi 1407 mt di altezza, rientra il Monte Fumaiolo, il monte delle Sorgenti Sacre.

È proprio qui che, tra sontuose faggete, nasce il fiume Tevere insieme al Savio e al Marecchia. Sull’origine del nome esistono due ipotesi: la prima riconduce il termine fumaiolo a “fiumaiolo” facendo riferimento ai tre fiumi che sorgono da questo monte, mentre la seconda si ricollega all’attività svolta dai carbonai che sfruttavano le foreste per ricavarne carbone.

Meta trasversale per il turismo, sia estivo che invernale, il Monte Fumaiolo è ricco di sentieri percorribili a piedi, in mountain bike o con le ciaspole e dispone di piste da sci di fondo e discesa. La pista di fondo, nota come “anello del fumaiolo”, si estende per 5 km e risulta accessibile a tutti poiché priva di particolari difficoltà.

Le tre piste di discesa, due da 800 mt. e una da 1 km accessibili tramite gli appositi impianti di risalita, sono tutte segnalate come piste rosse e variano dai 1473 mt fino a 1270 mt slm.

Per gli appassionati di escursionismo un itinerario di media difficoltà, ma di grande bellezza, è quello del Passo Fumaiolo che collega la Valle del Tevere a quella dell’Alferello. Il percorso, lungo 13,2 km, parte da Ville di Montecoronaro a 2,5 km dal passo. 

La strada comincia con un tratto leggermente in salita all’interno di una valletta e dopo 2 km ci si ritrova in un paesaggio quasi lunare, caratterizzato dalla dorsale di manna, che si estende per 500 mt circa.

Si ritorna dunque tra i boschi di latifoglie che si affacciano sulla Valle del Tevere per incontrare, poco dopo, il macigno su cui si poggia il Monte Fumaiolo.

Al km 7 ci si trova a Falera. Poco dopo sulla destra è segnalata una deviazione per Badia Tebalda, ma proseguendo dritto si arriva a Balze che attraverso un sentiero a sinistra conduce al Monte Fumaiolo.

Qui, tra i faggi in mezzo ai quali sorge la Chiesetta dell’Apparizione, comincia il passo. Percorrendo 1,2 km si arriva ad un ponticello superato il quale ci si trova in un piazzale sterrato che, dopo un tratto in mezzo ad una folta abetaia in 600 mt porta alle sorgenti del Tevere. Dopo circa 400 mt si incontra il Rifugio Biancaneve da cui comincia una discesa di circa 800 mt che conduce nella suggestiva località di Sassoni.

Da qui è possibile godere di un panorama a 360 gradi: alle spalle il Monte Fumaiolo, a destra la Moia, di fronte il Comero e a sinistra la dorsale di Alpe Serra.

Riprende quindi la discesa verso la valle dell’Alferello che in 5 km porta alla deviazione verso Verghereto. In altri 3 km in discesa si arriva a Riofreddo, dove la strada si ricongiunge alla provinciale che viene da Balze e che in 2 km porta ad Alfero.

Inizio Ville di Montecoronaro
Arrivo Alfero
Lunghezza 13,2 km
Dislivello salita 261 mt
Dislivello discesa 615 mt
Livello di difficoltà CAI E

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Lago di Ridracoli ed Eco-Idro Museo

Il Parco delle Foreste Casentinesi è noto soprattutto per l’ampia varietà di piante e di animali che lo popolano. Ma non tutti sanno che al suo interno si nascondono piccoli tesori che vale la pena scoprire.

È il caso del Lago di Ridracoli, che si sviluppa da un bacino artificiale nato con lo scopo di soddisfare il fabbisogno di acqua di gran parte del territorio romagnolo, diventato in poco tempo una delle attrattive principali del Parco.

Pur essendo povere in nutrienti le acque del lago, ricche in ossigeno, sono l’habitat favorito da plancton e fauna bentonica e favoriscono la popolazione da parte di anfibi, insetti e rettili nelle immediate vicinanze. Hanno inoltre la capacità di rimanere stratificate, differenziandosi in base alla loro temperatura che diminuisce con l’aumentare della profondità fino a toccare i 4 °C.

Per conoscerne meglio le peculiarità è stato costruito, all’interno del Parco, un idromuseo in cui sono situate sei aree espositive dedicate rispettivamente a:

  • Fauna della Valle del Bidente
  • Uomo e acqua
  • Diga di Ridracoli
  • Acqua e origine della vita
  • Risparmio dell’acqua
  • Ridracoli virtuale

A cui sono stati affiancati quattro poli tematici dislocati lungo la diga.

Ma per vivere da vicino questo ambiente così particolare, è possibile noleggiare una canoa o godere del meraviglioso panorama a bordo del battello elettrico che percorre la superficie del lago, ben 1035 km²!

Il Lago di Ridracoli offre itinerari interessanti anche gli appassionati di escursionismo, come per esempio il percorso ad anello che passa per Ca’ di Sopra.

Dopo aver attraversato i due tunnel si trova il sentiero 239 che conduce verso Ca’ di Sopra. Qui dopo aver goduto di un meraviglioso panorama, si imbocca il sentiero 237 dove tra un albero e l’altro si intravedono le sfumature verde smeraldo delle acque del Lago. Arrivati a Fosso del Molino si svolta a sinistra per il sentiero 235. Da qui comincia si comincia a salire attorno alle pareti del Monte Palestrina, tenendo sulla destra il solco creato dal Fosso Roghetta e più in alto i prati di Valdora

Superato il Casone si continua a salire e, dopo aver lasciato a sinistra la deviazione per il rifugio Ca’ di Sopra, una volta terminata la salita si giunge a Pratalino.

Il percorso diventa stradello e poco dopo si volta a sinistra sul sentiero 231 caratterizzato dalla presenza di una croce. Inizia la discesa, si superano le case Campo dei Peri, Le Farniole di sopra e di sotto, i Tagli e infine le case vacanza Le Caselle e il Nido. Da qui si segue lo stradello selciato che in breve porta al parcheggio.

Inizio e arrivo Diga di Ridracoli
Lunghezza 15 km
Dislivello salita 850 mt
Livello di difficoltà CAI E

 

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Cascate dell’Acquacheta

 

«Come quel fiume c’ha proprio cammino
prima dal Monte Viso ‘nver’ levante,
da la sinistra costa d’Apennino,
che si chiama Acquacheta suso, avante
che si divalli giù nel basso letto,
e a Forlì di quel nome è vacante,
rimbomba là sovra San Benedetto
de l’Alpe per cadere ad una scesa
ove dovea per mille esser recetto;
così, giù d’una ripa discoscesa,
trovammo risonar quell’acqua tinta,
sì che ‘n poc’ora avria l’orecchia offesa.»

Così Dante, nel XVI canto dell’Inferno, si riferiva a questo luogo particolarmente suggestivo situato all’interno del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi e annoverato tra i Parchi Letterari per il suo valore storico e naturalistico.

Raggiungibile tramite due ore di sentiero da San Benedetto in Alpe, l’Acquacheta nasce nei pressi dell’Appennino toscano dal monte Lavane per poi arrivare in Romagna dove, unendosi al Troncalosso, dà vita al Montone.

Partendo proprio da San Benedetto in Alpe a 485 slm comincia un itinerario ad anello che ripercorre i passi del Poeta immersi in uno scenario naturale incontaminato.

Da San Benedetto si fa ritorno sulla statale e superato il ponte sul Fosso Acqua Cheta inizia il sentiero che corre lungo il torrente e che in mezzo alla natura costeggia il torrente Acquacheta. Il percorso è cartellonato come “Sentiero Natura” e prevede dieci punti di sosta e di osservazione. Continuando il cammino si arriva alla Ca’ del Rospo, antico edificio per gli attrezzi agricoli, da cui comincia la salita fino all’antico Mulino dei Romiti che ospita oggi un’area ristoro e picnic. Il sentiero continua a salire fino a raggiungere quota 678 m s.l.m. dove sorge la Cascata dell’Acquacheta, larga circa 30 m ed alta circa 90 m.

Scendendo lungo il sentiero si arriva alla cascata del Lavane. Attraversato il torrente si continua a salire per pochi minuti fino ad arrivare al pianoro erboso dei Romiti (720m s.l.m.) dove si possono ammirare i ruderi dell’Eremo fondato dai Monaci dell’Abbazia di San Benedetto.

Inizio e arrivo San Benedetto in Alpe
Lunghezza 12 km
Dislivello 500 mt
Altitudine massima 693 mt
Livello di difficoltà CAI E

 

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Laghetti del Comero

Il Parco Laghi, grande struttura naturale per la pesca sportiva, è un comprensorio che nasce alle pendici del Monte Còmero e si compone di diversi laghetti comunicanti tra loro attraverso una rete di ruscelli.

Di particolare bellezza sono il Lago Pontini (748 mt slm), il Lago Lungo (616 mt slm) e quello di Acquapartita (752 mt slm).

I primi due, generati da una frana, sono incastonati fra boschi e castagni secolari e le loro acque sono ideali per il proliferare di specie ittiche di alto pregio come le trote, le tinche e i lucci, oltre ad essere particolarmente adatte a sport come il carp fishing e lo spinning.

Il Lago di Acquapartita si trova invece lungo il percorso che da San Piero conduce al Monte Fumaiolo. La sua vicenda è alquanto singolare, poiché si tratta di un lago ripristinato recentemente in un luogo dove sorgeva un altro lago la cui acqua era “partita” prosciugandolo.

Il Parco Laghi nel suo insieme è un luogo ideale per concedersi momenti di relax e di convivialità nelle strutture ristorative limitrofe. Al suo interno è presente un semplice itinerario ad anello lungo 11,3 km attraverso il quale i visitatori potranno conoscere la biodiversità che caratterizza questi luoghi.

Dal Lago Pontini si procede in direzione sud passando davanti al campo di tiro con l’arco da dove parte una strada sterrata. Dopo essere passati davanti al Rivoloni si volta a sinistra e si sale lungo il sentiero CAI 169, dove tra specie floristiche di rara bellezza si giunge di fronte alla maestà di Passo del Vento. Percorrendo la mulattiera del Comero andare in direzione Fonte Santa e salire dal sentiero 157 fino a raggiungere i Prati del Comero dove il sentiero si divide in due.

Continuare sul 157 fino alla brusca svolta a U che porta a San Cataldo. Da qui procedendo a destra ci si imbatte in un imponente castagno cavo che preannuncia l’arrivo al Lago Pontini.

Inizio e arrivo Lago Pontini
Lunghezza 11,9 km
Dislivello 650 mt
Altitudine massima 1373 mt
Livello di difficoltà CAI EE

 

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Sentiero degli Gnomi

La figura dello gnomo, piccolo abitante delle foreste e cantore di storie fantastiche ha da sempre stuzzicato l’immaginazione dei più piccoli.

Forse è proprio per questa ragione, per la sua aria familiare e rassicurante, che a Bagno di Romagna è stato scelto come “guida” per far vivere ai bambini un’esperienza fatta di natura e fantasia.

Poco fuori dai giardini pubblici di Bagno di Romagna, attraversato il fiume Savio, l’omonimo gnomo Savio (mascotte del percorso) accoglie i piccoli visitatori e segna l’inizio del Sentiero degli Gnomi, un percorso trekking ad anello lungo circa 2 km, adatto ad ogni età (tuttavia sconsigliato ai passeggini).

Tra simboli nascosti, sculture in pietra, illustrazioni e indizi, i bambini potranno conoscere la storia di Savio, che in un freddo inverno partì insieme ai suoi amici animali alla ricerca delle pietre del calore che hanno il potere di scaldare senza bruciare. Collezionando 14 indizi e rispondendo alla domanda finale sul perché Gnomo Savio fu nominato “Custode delle pietre del fuoco” e divenne un eroe per tutti i suoi amici, i bimbi riceveranno un omaggio alla fine del percorso.

Come in una fiaba, tra sogno e realtà, i bambini scoprono la flora e la fauna che popola i boschi attorno a Bagno di Romagna, imparando a rispettarle e preservarle.

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