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PROTAGONISTI ALLA RIBALTA

Antonio Carpenè Malvolti: il profeta del Prosecco

L'Unesco, il territorio di Conegliano Valdobbiadene e il suo più grande scommettitore: Antonio Carpenè Malvolti.

carpenè malvolti

L’inserimento del paesaggio delle Colline del Conegliano Valdobbiadene nella World Heritage List dell’Unesco come Sito Patrimonio dell’Umanità è un evento “storico” che coinvolge in primo piano la più vecchia impresa vinicola del territorio. Fu infatti proprio il suo Fondatore Antonio Carpenè a credere per primo – oltre un secolo e mezzo fa – nella necessità di fare sistema per valorizzare il comprensorio, stimolando tutte le energie coinvolte, dai viticoltori alle Istituzioni.

Il riconoscimento reso ufficiale a Baku, in Azerbaijaan è il risultato di un importante processo avviato oltre dieci fa, grazie proprio alla sinergia tra Istituzioni e Viticoltori, che hanno saputo dare un eccelso esempio di conservazione del paesaggio, facendo tesoro dei consigli impartiti a suo tempo da Antonio Carpenè, che con le sue lezioni in piazza prima e l’istituzione della Scuola Enologica poi, ha dato un contributo fondamentale al miglioramento della viticultura sul territorio trevigiano.

Conegliano Valdobbiadene

Un momento così importante rappresenta dunque il coronamento di un sogno; quello appunto che fu di Antonio Carpenè, che fin dalle origini ha sempre intravisto enormi potenzialità di sviluppo in questo territorio. La sua visione lungimirante e prospettica ha fatto si che dall’unico vigneto attivo nel 1853 si giungesse oggi ad oltre 8.000 ettari di superficie vitata.

1873: Il debutto del Prosecco

Pioniere della Spumantistica Italiana, Antonio Carpenè avvia la produzione del Prosecco trasformando quel vino locale, fino ad allora prodotto solo dai contadini di Conegliano e Valdobbiadene per proprio uso e consumo e con metodi casalinghi ed empirici, in un vino di fama internazionale realizzato per la prima volta con metodi scientifici. È il 1873 quando il Prosecco fa il suo debutto all’Esposizione Universale di Vienna.

1880 – Champagne Italiano

Antonio Carpenè, fermamente convinto che un prodotto simile allo Champagne possa essere prodotto anche in Italia, applica la sua conoscenza all’uva Prosecco (oggi denominata Glera) – regina della zona di Conegliano e Valdobbiadene in provincia di Treviso – e realizza il suo Spumante, commercializzandolo con il nome di “Champagne Italiano” perché il termine “Prosecco” venne introdotto solo nel 1924.

Consapevole che il “Metodo Tradizionale” non era adatto ad esaltare le caratteristiche di freschezza e di aromaticità tipiche del Prosecco, inizia a sperimentare un nuovo metodo di produzione dello Spumante – cosiddetto “Metodo Carpenè” – ricercando, sviluppando e brevettando nuove tecnologie ed apparecchiature enologiche che contribuirono allo sviluppo ed al progresso dell’intero comparto spumantistico. L’introduzione della denominazione “Prosecco” in etichetta si deve ad Etile Carpenè, che nel 1924 ha la grande intuizione di chiamare il vino con il nome del vitigno (allora chiamato Prosecco) e di riferirlo ad un preciso Territorio di provenienza, le colline di Conegliano e Valdobbiadene in provincia di Treviso nel Nord-Est d’Italia, anticipando di oltre mezzo secolo il riconoscimento della Denominazione di Origine (1969).

1930 – Il Metodo Charmat in Italia

Studioso ed Inventore, Etile Carpenè apporta un decisivo contributo allo studio ed all’applicazione pratica del cosiddetto “Sistema Martinotti-Charmat” per la produzione degli Spumanti in autoclave, ottenendo così la valorizzazione del tipico Spumante delle colline Trevigiane, il Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene.