UN EMOZIONANTE VIAGGIO FRA I SAPORI D’ITALIA

I prodotti DOP, IGP, Tipici e locali, fra storia e tradizioni del Bel Paese
PROTAGONISTI ALLA RIBALTA

Il futuro sostenibile passa per la terra

Tra i cavalli di battaglia il vitigno Bianchello del Metauro DOC e l’olio extravergine di oliva. La testimonianza di Tommaso Di Sante.

Biologico per scelta e per passione. Una convinzione che ha maturato nel 2000, poco più che ventenne, non appena ha affiancato il padre nella conduzione dell’azienda agricola di famiglia immersa fra le colline marchigiane di Carignano, nel primo entroterra di Fano (Pesaro e Urbino).

Oggi Tommaso Di Sante, 45 anni, guarda con soddisfazione a quella che, all’epoca, passò come una sorta di imposizione da rampollo. «Avevo compreso che la strada da seguire era questa. Siamo stati precursori: abbiamo impiantato nuovi vigneti e convertito a biologico tutte le coltivazioni. Una scelta non soltanto commerciale, ma soprattutto etica, perché la sostenibilità è l’elemento chiave attorno al quale deve e dovrà ruotare sempre di più ogni attività produttiva».

Oggi l’azienda Di Sante Vini coltiva 34 ettari di vigneti DOC Bianchello del Metauro e Colli Pesaresi Sangiovese, oltre a Chardonnay e Sauvignon IGT, e 3.500 piante di ulivo per la produzione di olio extra vergine di oliva, con mercati di riferimento in nord Europa, Canada e Stati Uniti. Particolare attenzione la merita proprio il Bianchello del Metauro, vitigno autoctono bianco che quest’anno ha tagliato il traguardo del mezzo secolo di denominazione d’origine e si sta imponendo sempre più sui canali nazionali e internazionali grazie al gusto piacevole e alle note fruttate, perfetto abbinamento con i piatti a base di pesce.

Insomma, tra le dolci colline del fanese e delle Marche in generale c’è un bel capitale di materie prime genuine su cui continuare a investire. Di Sante, forte anche della sua giovane età e degli incarichi che ricopre (Presidente Coldiretti Pesaro e Urbino, membro della Consulta vitivinicola nazionale Coldiretti e già presidente regionale dell’associazione), è un esempio per le giovani generazioni che, sempre più, si stanno riavvicinando con nuove idee e competenze al mondo agricolo.

«Devo riconoscere che da qualche tempo a questa parte la compagine giovanile è cresciuta fino a raggiungere livelli importanti – osserva Di Sante – e all’inizio del secolo le Marche hanno affrontato con giusto anticipo e in maniera attenta quel passaggio generazionale fondamentale per garantire un’efficace continuità al tessuto imprenditoriale e produttivo legato all’agroalimentare. Il fattore locale è decisivo, soprattutto se quel territorio è valorizzato in modo sostenibile per un’economia di filiera che fa realmente la differenza. Nelle Marche, regione green per eccellenza, c’è ancora tanto da sviluppare e la sfida è particolarmente interessante proprio per gli scenari collegati alla sostenibilità. Oggi si mangia e beve meno rispetto al passato, ma si cerca prima di tutto la qualità, l’origine, la tracciabilità del prodotto: questi sono prerequisiti fondamentali, mentre i valori aggiunti sono l’unicità e la salubrità del prodotto».

Come vede il futuro tra queste verdi colline? «Bene, perché le Marche sono attive nella tutela del territorio. L’importante è che ciascuno, nel proprio quotidiano, metta in atto azioni utili a lasciare ai posteri un mondo migliore rispetto a quello trovato. Dal punto di vista aziendale metteremo a dimora nuovi vigneti bio di Bianchello, fondamentali anche per salvaguardare la biodiversità del luogo. In previsione, poi, c’è il progetto di ampliare la ricettività enoturistica perché territori curati e salubri come le colline attorno a Fano sono molto apprezzati da turisti stranieri e da chi pratica il turismo itinerante in camper e caravan».