VIAGGIO ALLA SCOPERTA DEL BEL PAESE

Perdersi tra le bellezze d’Italia, senza perdersi il meglio.
PROTAGONISTI ALLA RIBALTA

La tavolozza dello chef

Paolo Andreani racconta un accessorio necessario tra i fornelli, per una cucina salutare e per valorizzare le tipicità genuine del Bel Paese.

«La pentola? Una culla indispensabile per esaltare le straordinarie eccellenze gastronomiche italiane».

Se detto da uno che di tegami se ne intende, c’è da crederci. Lui è Paolo Andreani, storico imprenditore marchigiano, che ha deciso di aprire le porte della sua azienda a Cibò. So Good! Magazine. Capitano d’industria e past President Confindustria Marche, ha scritto la storia dell’impresa anche ben oltre i confini della sua amata terra d’origine, la provincia pesarese.

Come accade spesso, l’avventura fra pentole e padelle nacque per caso…
«Sì, alla metà degli anni ’80 – ricorda Andreani – si materializzò l’opportunità di sostenere, insieme ad altri, l’avvio di un’azienda specializzata in pentole antiaderenti in alluminio e capii subito che poteva diventare un interessante settore di differenziazione (dal ’67 era già impegnato con la ISA, grande azienda specializzata nella progettazione e produzione di facciate continue, pareti mobili e infissi in alluminio). Così nacque la FLONAL, azienda che ha conquistato interessanti fette di mercato e ha sempre mantenuto un trend in costante crescita».

Lei è un grande appassionato di buona cucina e prodotti tipici di qualità. Cosa prova nel sapere che persone, in tutto il mondo, usano le sue pentole per esaltarne il gusto?
«Non le nascondo che è una grande soddisfazione. Guardi, credo che la pentola sia la tavolozza con cui la massaia o lo chef creano le loro opere d’arte culinarie. Che, di fatto, sono un trionfo di colori, profumi e sapori grazie al sapiente mix di ingredienti e alla giusta cottura. Sa, produrre pentole è anche una bella responsabilità, perché la cucina è sempre più vissuta dal punto di vista salutistico e la giusta cottura degli alimenti è fondamentale. La progettazione delle pentole e l’uso di determinati materiali consentono, per esempio, di utilizzare meno grassi, cuocere i cibi con maggior uniformità e leggerezza, mantenere inalterate le qualità dei prodotti. Il nostro reparto Ricerca & Sviluppo è sempre in movimento per trovare le soluzioni migliori e al passo con la tecnica».

Ritiene che le tipicità possano essere davvero un’ancora di salvezza per il futuro del Paese?
«Guardi, la globalizzazione ha stravolto vecchi stili e costretto a ragionare in termini completamente nuovi e veloci. Tuttavia i fattori di identità, storia, cultura, tradizioni che fanno parte dei prodotti tipici locali sono assolutamente da tutelare, valori su cui investire in maniera convinta. Bisogna però alzare la guardia e difendersi dalla concorrenza sleale di produttori di grandi Paesi internazionali che, scopiazzando i nomi di prodotti italiani unici al mondo, ingannano il consumatore arrecando grandi danni economici e di immagine agli imprenditori italiani».

Come immagina le sue pentole fra 15 anni?
«Beh, la ricerca sui materiali è incessante, quindi credo che avremo prodotti tecnologicamente ancor più avanzati e in grado di assicurare processi di cottura ancor più naturali».