VIAGGIO ALLA SCOPERTA DEL BEL PAESE

Perdersi tra le bellezze d’Italia, senza perdersi il meglio.
PROTAGONISTI ALLA RIBALTA

InVito in cucina

La memoria passa anche dalle cucine familiari, come quella di Vito, ricca di profumi di un tempo, da riscoprire...

Parlare di gastronomia con Stefano Bicocchi, in arte Vito, non è solo un piacere, ma è un vero viaggio. Vito è molto conosciuto, non solo per la sua carriera di attore, ma anche per aver portato in TV le ricette della sua famiglia. Da qualche tempo, infatti, ci invita a entrare nella sua cucina dove ci propone, assieme ai suoi genitori, le ricette della tradizione emiliana, raccontandoci i profumi e i sapori della sua Bologna, e condendo ogni piatto con una gran dose di simpatia.

 

Come è iniziata la sua passione per la gastronomia?
La mia passione esiste da che ne ho memoria, da sempre… In famiglia, tutti avevano un rapporto speciale con la cucina: da mia nonna, a mio padre, fino ai miei nipoti che sono entrambi chef. Quindi è un amore nato in famiglia e cresciuto proprio al suo interno, stimolato, ravvivato e trasmesso fin da quando ero piccolo.

 

Soprattutto in una terra come l’Emilia Romagna!
Beh, in effetti in Emilia Romagna, oltre a questo rapporto viscerale con la cucina casalinga, ci sono dei prodotti eccezionali. Credo che possiamo vantare delle DOP e IGP riconosciute a livello mondiale, un patrimonio inestimabile, di certo da preservare e tramandare.

 

Il legame tra tradizione gastronomica e memoria pare essere un filo conduttore nella sua vita e nel suo lavoro…
Esatto, la cucina e la memoria vivono in uno stretto connubio. Io faccio un programma su Sky, “Vito con i Suoi”, dove cucino con i miei genitori. Non sono uno chef, sono un uomo che cucina per diletto, ma proprio in questo sta la forza del programma: nell’essere assolutamente genuino, nel non andare alla ricerca di virtuosismi che lascio a chi di mestiere… In quella cucina, i protagonisti sono le storie, gli aneddoti, i ricordi della mia famiglia. I piatti e le ricette sono una sorta di escamotage narrativo, che conducono sempre a ricordare con piacere e a raccontare con altrettanto piacere quanto di più autentico si vive nelle cucine di famiglia. Lascio che siano i grandi chef a parlare di tecniche e di cose che non mi competono… E così mi evito pure la grande responsabilità di chi, invece, lo fa di mestiere: se un sufflé mi viene male, io dico che è un budino “e bona lè”!

 

Quindi, rispetto alla grande ondata di libri e programmi incentrati sulla cucina, lei si pone in modo molto diverso.
Sì, diversissimo. Come dicevo, non sono uno chef. Ho voluto impostare il mio lavoro nel modo che mi riesce meglio, ovvero raccontando, proprio come fa un piatto della tradizione: ci racconta lo stile di vita di una volta, il lavoro, il tempo, i valori dell’epoca. Ho fatto una grande ricerca delle ricette ormai desuete o poco conosciute: quello è stato il cuore del lavoro che ho voluto portare in TV, perché si parla ancora di memoria, insomma, di memoria legata alla nostra storia, alle tradizioni, che sono sempre eloquenti. Per esempio: una volta, il detto “del maiale non si butta via nulla” era davvero reale e ho infatti ritrovato vecchie ricette in cui si usava proprio tutto del suino, non come oggi! Pensa che ho riproposto la ricetta degli involtini in cotica di maiale, perché un tempo era così che si facevano… di certo sono diversi da quelli che vengono preparati nelle case di oggi e, forse, faticano a soddisfare i gusti moderni, ma per me è importante riscoprire i sapori di un tempo, passati di moda o poco diffusi al giorno d’oggi. E non voglio dire che quelli di una volta siano migliori o peggiori, ma mi impegno per mantenere vivo il ricordo della nostra storia, quella che parla anche di tempi poveri e austeri… di certo non migliori di quelli attuali!

 

Qual è la sua ricetta della tradizione preferita?
Ah, per me non c’è niente di paragonabile alle lasagne fatte in casa mia! Lasagne alla bolognese, rigorosamente con sfoglia verde, con ragù e besciamella fatti in casa… Una stratificazione di sapori che non ha rivali! E, se ci pensi, sono i colori del tricolore, quasi. La sfoglia verde, nella mia famiglia, si fa con le ortiche, non con gli spinaci… è una cosa che sicuramente ci portiamo dietro da una tradizione rurale, dove si andava nel campo a raccogliere le ortiche. Ecco, la lasagna è il piatto al quale proprio sono più legato.