VIAGGIO ALLA SCOPERTA DEL BEL PAESE

Perdersi tra le bellezze d’Italia, senza perdersi il meglio.
PROTAGONISTI ALLA RIBALTA

A tavola col Commissario Montalbano

Il trionfo dei piatti, sani, semplici della più autentica cultura popolare del cibo emergono nel ritratto delineato da un grande gastronomo tradizionalista di oggi.

Se fossi al mare a crogiolarmi, a prendere il sole sulla sdraio, con una spremuta di frutta ghiacciata accanto, sotto un bell’ombrellone piantato nella sabbia bianca fine, di sicuro sullo scranno accanto poggerebbe qualche libro di Camilleri, il mio preferito. La lettura che Camilleri, che da poco ci ha lasciato per andare ad allietare gli angeli in cielo con i suoi racconti, ha sempre avuto su di me un fascino particolare, veloce, diretto, senza essere pretenziosa; un linguaggio schivo, privo di qualsiasi metafora interpretativa di chissà quali argomentazioni, a volte molto elegante, senza creare imbarazzi post questo o post quello, linguaggio schietto, ironico e gentile anche nella sua necessaria rudezza. Soprattutto con il personaggio che più di tutti identifica, Salvo Montalbano.

Sarà perché ha caricato il personaggio di una forte identità territoriale, sarà perché non è il classico commissario con la pipa e con il panciotto, sarà per il disordine mentale che lo accompagna, ma devo dire con tutta onestà che il commissario Montalbano mi sta proprio simpatico. A onor del vero, per essere ancora più onesto con me stesso e con voi, sicuramente influisce su di me il grande rapporto che il commissario ha con il cibo, quasi religioso. Il cibo che tratta è quello normale, ricco e forte di tradizioni, come ogni gourmet, senza champagne o pasticci vari. Cibo sano, pulito, giusto come direbbe l’amico Petrini. È sempre piacevole inoltrarsi nei meandri della mente umana, quella spicciola, normale attraverso il “sempre affamato” commissario Montalbano, sempre alla ricerca di assassini, ladri, nuovi schiavisti, ma anche di pesce, di verdure, di pietanze “territoriali”. Cosi ogni libro diventa un viaggio nell’universo gastronomico siciliano, di Camilleri, attraverso il suo personaggio goloso e continuamente affetto da un “pititto” smisurato e “lupigno”.

La cosa che affascina del commissario Montalbano è il rapporto di dipendenza al cibo. Ma di una dipendenza che non chiude il mondo con l’esterno, ma che lo apre, lo porta a volare in alto, come se lo stimolasse nel ragionamento, nelle decisioni, come se firmasse, attraverso la tavola del gusto, una liberatoria alla sua mente, alla sua visione del mondo, instaurando un rapporto quasi orgiastico con il cibo. Per lui, il cibo è l’oggetto del desiderio, arriva prima degli altri piaceri e deve essere conquistato, costi quel che costi, con animo lieto e mente sgombra, come fa quando si siede a gustare i suoi piatti preferiti. Il suo amore per il cibo prevarica anche la passione amorosa e la cosa più intrigante è che Montalbano non conosce, o fa finta di non conoscerle, le ricette dei suoi piatti preferiti, i segreti delle gustose pietanze sono custoditi da altri, la “cammarera” Adelina, in primis. E per non raccontare le ricette asserisce che “niente chiacchiere, quando si mangia non si parla”, tutta la concentrazione deve essere incentrata sulle pietanze succulente che gli si parano davanti.

Così i fortunati commensali di Montalbano vengono avvertiti prima che, qualunque sia l’argomento di discussione, verrà trattato solo dopo il caffè, in coincidenza con l’addrumata di una sicaretta. Molti si recano in Sicilia alla ricerca dei luoghi e dei sapori descritti nei romanzi e chiedono di mangiare i piatti di cui è goloso il commissario di Vigata, la caponatina della cammarera Adelina, gli arancini, i purpi alla carrettera e la pasta ‘ncasciata che, dopo aver letto e non capito, finalmente ho scoperto che si tratta di una pasta al forno con dentro melanzane, uova, caciocavallo, pomodoro, carne e altro ancora. Così, quando a fine lettura di uno dei libri con Montalbano si sentirà smorcare un feroce pittito, si potrà provare a cimentarsi con una delle tante ricette.


Chi è Federico Valicenti

Federico Valicenti, studioso, ricercatore, filosofo dei sapori e degli odori, della tradizione culinaria e del significato antropologico che attraversa la liturgia gastronomica. Vive a Terranova di Pollino (PZ), dove cura il suo notissimo e celebrato Ristorante Luna Rossa, tempio indiscusso della cucina lucana. Le sue attività culturali e gastronomiche, vaste e varie, rendono difficile definirlo e inquadrarlo in un settore piuttosto che un altro. Istituzioni culturali e didattiche, giornali, radio, televisione, internet lo vedono protagonista infaticabile.
Sapori e profumi di una terra: una terra: I prodotti di Basilicata in cucina (1999), A tavola con i Papi (2000), La Storia a Tavola (2001), Guida enogastronomica di Basilicata (2001), Purcis in fundo. Il maiale lucano (2002), Atlante della Tavola (2007), Atlante della Tavola 2 (2008).

 

Ne “Il cane di terracotta” Andrea Camilleri cita un dolce della tradizione siciliana, la petrafèrnula, un croccante d’influenza araba e probabilmente originario del territorio modicano. Clicca qui per la ricetta.